Manifesto di Port Huron. Agenda per una generazione
Siamo persone di questa generazione, cresciute tutte – per quanto modestamente – nel benessere, alloggiate nelle università, e guardiamo con preoccupazione al mondo di cui siamo eredi.
Quando eravamo bambini gli Stati Uniti erano il paese più ricco e forte del mondo: l’unico ad avere la bomba atomica, quello che meno mostrava le ferite della guerra moderna, il promotore delle Nazioni Unite, il paese che avrebbe esteso al resto del globo l’influenza occidentale. Libertà ed eguaglianza per ognuno, un governo «retto dal popolo, del popolo, a favore del popolo»: erano questi i valori americani che sentivamo buoni; i principi che ci permettevano di vivere da uomini. Molti di noi sono perciò cresciuti in questa convinzione.
Ma col passar del tempo eventi troppo sconvolgenti per poter essere ignorati hanno infine intaccato la nostra serena fiducia. È stata prima di tutto la realtà diffusa e avvilente della degradazione umana, simbolizzata dalla lotta del Sud contro il pregiudizio razziale, a far uscire gran parte di noi dal silenzio e a spingerci all’attivismo. E dopo questa, la presenza inesorabile della guerra fredda, simbolizzata dall’esistenza della Bomba, a renderci consapevoli del fatto che in qualsiasi momento noi, i nostri amici, e i milioni di quegli astratti «altri» che ci erano noti fondamentalmente per il pericolo condiviso, avremmo potuto morire. Tutti gli altri problemi umani potevamo forse deliberatamente ignorarli, o evitarli, o anche fare a meno di percepirli; non però questi due: troppo duro e immediato ne era l’impatto, e troppo imperiosa su di noi la pressione perché, in quanto individui, ci assumessimo la responsabilità di fronteggiarli e risolverli.
Mentre questi e altri problemi o ci opprimevano in modo diretto o comunque toccavano la nostra coscienza, tanto che li assumevamo come impegno personale, cominciammo ad avvertire, nell’America che stava attorno a noi, altri complessi e inquietanti paradossi. La dichiarazione «tutti gli uomini sono stati creati uguali...» suonava vuota se confrontata con la realtà dei neri nel Sud e nelle grandi metropoli del Nord. Le tanto proclamate intenzioni pacifiche degli Stati Uniti venivano contraddette dagli investimenti economici e militari volti a mantenere lo status quo della guerra fredda. [...]
Non soltanto il nostro mito di un’America virtuosa è venuto appannandosi; non soltanto – una volta scoperta l’ipocrisia degli ideali americani – siamo stati disillusi; ci siamo anche resi conto che ciò che un tempo avevamo ritenuto «l’età dell’oro» americana non era, di fatto, che il declino di un’era. L’erompere, nel mondo intero, della rivoluzione contro il colonialismo e l’imperialismo; il consolidarsi di un sistema di stati totalitari; la minaccia della guerra; la sovrappopolazione; il caos internazionale; la supertecnologia – il corso di questi avvenimenti metteva alla prova la tenacia della nostra fede nella democrazia e nella libertà, e la nostra capacità di progettarne l’applicazione a un mondo in pieno sconvolgimento.
A guidare il nostro lavoro sta la percezione che la nostra potrebbe essere l’ultima generazione a fare esperimenti con la vita. Siamo però una minoranza. La stragrande maggioranza della gente guarda agli equilibri temporanei della società e del mondo come a un motore funzionante in eterno. In questo risiede forse il paradosso evidente; mentre da una parte noi siamo come imbevuti di un senso di urgenza, il messaggio proveniente dalla società è che non esiste alcuna valida alternativa al presente. [...]
Siamo inoltre una società materialmente progredita, e sono i nostri stessi avanzamenti materiali ad avere forse indebolito in noi la motivazione per ulteriori cambiamenti.
Alcuni volevano farci credere che gli americani vivessero contenti in mezzo alla prosperità – ma non è questa una bella vernice stesa a ricoprire l’ansia profonda circa il ruolo da assumere nel mondo nuovo? Tuttavia, se queste ansie possono produrre una indifferenza generalizzata verso i problemi umani, non è forse vero che sono al contempo in grado di produrre la volontà di credere che una alternativa al presente c’è davvero, e che cambiare le cose nella scuola, nel posto di lavoro, nella democrazia, nel governo è possibile? È proprio a tale volontà – scintilla e motore di cambiamento – che noi indirizziamo questo appello.
P. Ortoleva, Saggio sui movimenti del 1968 in Europa e in America, Editori Riuniti, Roma 1988, pp. 232-234.
Trovata su questo sito: https://keynes.scuole.bo.it/
Beh, carissimi, il testo è già molto esplicativo ma, anche se si trattava di un periodo storico diverso (fu scritta nel 1962) e in un contesto diverso (ovvero l'America), come possiamo applicare noi drughi questi concetti nella società d'oggi?
Di questo ne parlai nel video Quattro chiacchiere in live! (che vi consiglio di vedere), ma ora vorrei approfondire alcuni concetti con tutti voi.
Nel testo di Port Huron riportato sopra, si evince una certa insoddisfazione e malessere da parte di un gruppo di persone, sfiduciato dal loro stato e dalle bugie che ormai hanno fatto cadere la loro maschera, rivelando così una società ansiosa, egoista, tendente al razzismo e al materialismo. Vi ricorda qualche altro posto? Esatto, stessi input e output dei nostri giorni.
Ma noi dudeisti che siamo liberi dall'ansia e dal materialismo (e spero anche dal razzismo), come affrontiamo questo contesto?
Come ci comportiamo verso la politica?
Anche qui la risposta è semplice.
Come dissi nella live, è semplicemente una presa di coscienza individuale, un "Non-dipendere" da nessuno, ragionando con la nostra testa, senza aspettare nessun salvatore. Senza delegare.
Non bevendoci ogni minima cazzata della tv o dei social network ma, se siamo davvero intenzionati a dire la nostra dobbiamo scavare, indagare, informarci (porca puttana quest'ultima parola è stuprata nell'ultimo periodo, lo so), e cercare di capire la merda che viene a galla. In maniera individuale, e per individuale intendo l'individualismo "sano", non quello "malato" che riempie le strade. Quest'ultimo è sposato con l'egoismo: "Se sto bene io, non me ne frega un cazzo di te".
L'individualismo sano è quello che ci permette di conoscerci, di esplorare noi stessi e le proprie idee. Quello che non ci fa sentire il bisogno di dover stare sempre in compagnia, quello che non ti uccide quando sei per i fatti tuoi. Quello che t'incuriosisce sulla tua natura, sulla tua vita.
Ecco, io penso che un drugo d'oggi, debba fare prima questi piccoli passi.
E' troppo facile tirar merda a tutti e ad incolpare quelli che riteniamo diversi da noi perchè "l'ha detto il telegiornale!"
Leviamoci dalla testa quella merda di razzismo, quel bisogno di dover prevalere su tutti e tutto.
Per la puttana, eleviamoci con calma e tranquillità, in armonia con il nostro ambiente (leggi tappeto) e con tutti gli altri drughi/non-drughi presenti su questa Terra.
"You're right! You're right! Not those fuckers who want to tell you how to think! You' re fucking right!”
Ogni giorno ci occupiamo di politica: attraverso le nostre interazioni, i nostri acquisti, i nostri modi di vivere ecc ecc...Quindi perchè non viverla in maniera dudeista?
Perchè non viverla tranquillamente, prendendo coscienza dei nostri pensieri come fecero quei ragazzi nel 1962 in America? Se loro ci sono riusciti con i pochi mezzi che avevano, noi non abbiamo scuse.
Tranquillamente, pacificamente, ognuno che pensa alla propria elevazione cercando da solo le soluzioni ai problemi, per poi confrontarsi amorevolmente con il prossimo.
Vi sembra tanto assurdo? A me no...
E non sto parlando di appartenenza ad una ideologia di qualche partito. Analizzate le idee, le proposte, vedete se sono in linea con il vostro essere, indipendentemente da chi ve le sta esponendo e poi agite di conseguenza, ma sempre con la vostra testa.
Sono le idee, i pensieri, a far progredire l'uomo, non le bandiere.
E non siate presuntuosi.
Il Drugo non è presuntuoso. E' aperto a tutto, ha la mente flessibile.
E, come si dice nell'est: "Una verità assoluta non esiste".
Sono solo punti di vista diversi, quindi perchè ammazzarci e stressarci per cose così futili?
Io, cari drughi la vedo così. Voi? Cosa ne pensate? Vi trovate nelle parole che ho scritto o avete altre opinioni?
Fatemele sapere nei commenti! Perchè solo con il confronto possiamo crescere! E anche questa è politica...

